Reverse charge: come funziona e perché si applica?

reverse-charge-750x500

Il reverse charge, tradotto in italiano con il termine inversione contabile, è un particolare metodo di applicazione dell’IVA. In buona sostanza si tratta di spostare il pagamento dell’imposta dal prestatore al committente. Sarà quest’ultimo, dunque, a pagare l’IVA in luogo del prestatore (o il cedente in luogo del cessionario, in caso di trasferimento di beni). Tutto questo perché?

Reverse charge IVA: ecco i riferimenti normativi

Il reverse charge IVA è un meccanismo tecnico contabile di trasferimento dell’IVA in fattura. Per suo effetto, il venditore (o prestatore d’opera o cessionario, a seconda dei casi) emette una fattura senza addebitare l’IVA (imposta sul valore aggiunto), come invece avviene normalmente. Sulla stessa fattura deve essere indicata la dicitura “inversione contabile”. In questo modo saremo in presenza di una fattura reverse charge.

E’ carico del venditore, dunque, integrare la fattura ricevuta con l’aliquota IVA ed è sempre suo dovere, successivamente, annotare la fattura sia nel registro acquisti che in quello delle vendite. Il riferimento normativo sull’inversione contabile è il cosiddetto Decreto IVA (l’art. 17, commi 5, 6, 7, 8 e 9, D.P.R. n. 633/1972). Ulteriori riferimento normativi – più recenti – sono:

  • la Legge 296/2006 (Legge Finanziaria 2007)
  • la circolare Agenzia delle Entrate numero 59/E del 23 dicembre 2010;
  • la Legge 190/2014 (Legge di Stabilità 2015) che contiene un ampliamento del reverse charge nel settore edilizio
  • la circolare dell’Agenzia delle Entrate numero 14/E del 27 marzo 2015 (settore edilizia ed energia, chiarimenti ed estensione dell’inversione contabile in questi settori)
  • la circolare Agenzia delle Entrate numero 37/E del 22 dicembre 2015 con le domande più frequenti delle associazioni professionali in materia di reverse charge IVA nel settore edilizia
  • il Decreto Legislativo numero 24/2016 sul reverse charge IVA in materia di console da gioco, tablet, Pc e laptop (decreto che ha recepito le direttive europee numero 2013/42/UE e 2013/43/UE).

Reverse charge, perché si applica?

Il processo di inversione contabile si applica con lo scopo di impedire le frodi fiscali. Con il reverse charge, dunque, si evita che venditore e acquirente si “dimentichino” di versare l’IVA o ne chiedano il rimborso all’Erario. Inoltre, dal punto di vista di chi vende o fornisce un prodotto/servizio, la burocrazia si snellisce, poiché è assolto per lui l’obbligo di versare l’imposta sul valore aggiunto. Se non ci fosse il reverse charge il fisco perderebbe molti miliardi di euro in entrate.

Inoltre, è una prassi normale nell’emissione delle fatture all’interno della Comunità Europea, dato che si deve applicare l’aliquota IVA prevista nel Paese di chi acquista e non in quello di chi vende.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome qui