Aumento IVA: analisi e prospettive

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L’ultimo aumento IVA, che ha fatto volare l’imposta sul valore aggiunto a quota 22% è scattato il 1 ottobre 2013. Da allora è stato un tira e molla tra la prospettiva di un nuovo aumento e le manovre per scongiurare un altro rialzo. La querelle intorno a questa imposta indiretta, però, è tutt’altro che scemata ed è notizia di queste settimane l’allarme lanciato da più parti intorno al prossimo aumento IVA programmato per il 2020. Un rialzo di un punto percentuale che sembra, oramai, inevitabile, e bloccarlo “non sarà un’impresa facile”. Il virgolettato appartiene al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, intervenuto lo scorso 15 di maggio all’assemblea Rete Imprese Italia.

Spending review e lotta all’evasione fiscale sembrano, a questo punto, i due salvagente ai quali si ci può e deve aggrappare per scongiurare il nuovo aumento IVA. Aumento che viene guardato con terrore anche da chi si sta occupando, in questi mesi, di calcolare quanto peserà sulle tasche dei contribuenti. Il Sole24Ore, basandosi su dati Istat 2017 (i più recenti in materia di spesa familiare) ha simulato che l’aumento IVA peserà per circa 500 euro su ogni famiglia. In realtà si parla addirittura di un doppio rincaro, perché non aumenterà di un punto solo l’aliquota IVA ordinaria. Aumenterà anche quella ridotta. Doppio aumento che secondo i dati diffusi dalla Cgia di Mestre porterà all’erario un gettito di 7,3 miliardi di euro. A pagare, neanche a dirlo, i contribuenti. E poi l’Associazione artigiani piccole imprese ha lanciato il suo alert, ripreso dal quotidiano La Repubblica: se il rincaro dell’imposta non verrà bloccato, “l’Italia rischia anche un forte aumento dell’evasione”.

Prospettive buie con il rincaro: si salverà chi acquista (per lo più) beni al 4% e una parte del Sud Italia

Attualmente siamo il quinto Paese, in Europa, ad avere un’aliquota IVA ordinaria così alta. Più alta che da noi  si registra soltanto in Grecia e Finlandia (24%) e Irlanda e Portogallo (23%).

Le prospettive, se il rincaro a partire dal 2020 dovesse diventare realtà, restano buie per i contribuenti nostrani, costretti a sborsare una media di 538 euro in più all’anno, per l’acquisto di beni e servizi ad aliquota ordinaria maggiorata. I più penalizzati sarebbero – secondo lo studio de IlSole24 Ore su dati Istat – i single e le famiglie con due o più figli. Più cari di 50 euro a nucleo, i rincari nelle aree metropolitane, rispetto alle zone fino a 50mila abitanti. Si salverà chi spende, già di suo, in prodotti con aliquota IVA al 4% (pane, frutta, verdura) e – parzialmente – gli abitanti della Calabria, della Basilicata e della Calabria, per i quali l’aumento della spesa, secondo le proiezioni, sarebbe meno sentito. Ancora la partita è tutta da giocare e nei mesi a venire si vedrà se il tanto temuto aumento IVA diventerà o meno realtà.

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