Che lavoro fare? Professioni scomparse, rimpianto o opportunità?

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Che lavoro fare? Domanda amletica, forse, ma non del tutto illegittima. In un’epoca di grandi trasformazioni (e automazioni) tecnologiche, molte professioni sono a rischio e molti sono i lavori che non esistono più. Alcune, infatti, sono delle vere e proprie professioni scomparse e che non torneranno più, a meno di una epocale involuzione (che di certo non ci auguriamo). Che lavoro fare, oggi, insomma? Non di certo il lampionaio e lo spazzacamino, che si annoverano senza dubbio tra le arti e mestieri dimenticati. Ma non si pensi che siano solo queste professioni “preistoriche” ad essere sull’orlo del dimenticatoio.

Le automazioni stanno mettendo a serio rischio una serie di attività, i cosiddetti lavori in via di estinzione. Tra questi ci sono arbitri di gioco e postini, presto sostituiti da sistemi di rilevamento e di consegna automatizzati. E stop, presto, anche a sarte e calzolai, sempre meno richiesti poiché il loro intervento artigianale, a conti fatti, costa spesso molto di più che comprare un vestito o un paio di scarpe nuove.

Poi ci sono i casellanti e i bigliettai, altro lavoro praticamente a domanda zero. Le cosiddette biglietterie automatiche e i pedaggi automatizzati non richiedono più queste figure professionali. Anche il magazziniere, è cronaca attuale, sta rischiando di ingrossare le fila dei lavori in via di estinzione. I robot e l’intelligenza artificiale si è evoluta al punto da poter soppiantare il lavoro umano di routine nella gestione di un magazzino, diminuendo i costi (e gli errori) e aumentando la produzione.

Che lavoro fare, insomma? Se la passano male anche chef e giornalisti sempre grazie (o per colpa?) di cuochi robot e di intelligenza artificiale perfettamente in grado di riprodurre piatti pre-impostati e di creare un flusso di notizie altamente targettizzato. Ma per loro e per molte altre professioni borderline, da giocare c’è la carta della creatività. Abbandonate, giocoforza, le attività di routine ci si può reiventare nello studio e nella ricerca di nuove forme espressive o di nuove combinazioni di cibo. Se è vero che l’essere umano presta il fianco ai robot per quanto riguarda la consuetudine operativa, è vero anche che dal punto di vista della creatività e dell’inventiva non ha rivali. Ed è praticamente insostituibile.

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