Valorizzare la propria laurea, ovvero trovare una nicchia in cui specializzarsi per evitare il brain drain

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Impara l’arte e mettila da parte, recita il proverbio. Non certo – all’epoca – riferito  alle specializzazioni universitarie, ma facilmente applicabile anche in questo campo. Eppure, capita sempre più spesso che giovani e meno giovani si specializzino in una disciplina e finiscano a fare tutt’altro lavoro “svalutando la propria laurea”. Di chi sarebbe, in tal caso, la colpa?

Molti pensano “dei tempi” e alcuni dati sembrano supportare questa teoria. Il CEPS, Center for European Policy Studies, con sede a Bruxelles, ha messo a punto una “classifica” di quanto varrebbe una laurea a 5 anni dal suo conseguimento, come spendibilità sul mercato del lavoro. Tengono bene solo Ingegneria e Medicina, raddoppiano o poco più il proprio valore Legge ed Economia, mentre le discipline letterarie andrebbero addirittura in negativo. Numeri alla mano, fatto 100 il valore medio attualizzato di una laurea a 5 anni dal suo conseguimento: per un medico vale 398, per un laureato in Economia o in Legge 273, per un Fisico o un Informatico solo 55 e per un laureato in Lettere o Storia, il titolo varrebbe -265 punti. Che si fa allora? Per sopravvivere e “pareggiare” l’investimento fatto per studiare e mantenersi agli studi, si va a lavorare piazzandosi, insomma, dove il mercato chiama.

Certo è che un laureato che riesce a fare il lavoro per cui si è formato (acquisendo competenze e conoscenze peculiari) guadagna di più di un diplomato e che, in termini di cultura personale, fare l’Università può convenire sempre. Ma la laurea è sempre più inflazionata, a meno che non sia così specifica da essere quasi esclusiva o venga conseguita da Università considerate l’Eldorado dell’impiego. Prestigiosi Atenei, studiare nei quali richiede un grosso investimento (anche) economico iniziale.

Ma cosa fare, dunque, per tenere alto il valore del proprio titolo di studio? Specializzarsi, è come sempre, la parola passepartout. Hai una laurea in Legge? Cerca una nicchia in cui specializzarti, sarà più facile poi, cercare lavoro e diventare uno dei (pochi) massimi esperti di settore. Hai una laurea in Lettere? Stesso percorso, anche se la concorrenza è tanta e l’unico obiettivo non è (non deve esserlo!) l’insegnamento come docenti di III o di II fascia, a chiamata.

Sempre il CEPS di Bruxelles, lo scorso autunno, ha messo a punto un ambizioso quanto utile documento, dal promettente titolo “Strategie intelligenti per aumentare la prosperità e limitare la fuga dei cervelli nell’Europa centrale”. Approfittando dell’agevole mobilità intra-europea, molti laureati lasciano il proprio Paese d’origine e i motivi sono prima di tutto economici. “Oggi – si legge nel rapporto –  i governi dei nuovi Stati membri devono sviluppare una visione chiara delle riforme necessarie per migliorare le condizioni economiche e sociali e creare incentivi per il ritorno o la permanenza dei loro cittadini”. Altrimenti il pericolo sarà un brain drain costante.

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