Economia circolare: un sistema in grado di rigenerarsi da solo è possibile

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Si chiama proprio così: economia circolare, forse in contrapposizione all’attuale modello economico lineare, sempre meno adatto al mondo contemporaneo. Niente paradigma del take-make-dispose, quindi, ma un modello circolare in grado di rigenerarsi da solo, un sistema economico pianificato fin in origine per riutilizzare – secondo l’arte del riciclo – in cicli produttivi successivi, massimizzando le risorse a disposizione (sempre meno) e riducendo al minimo lo spreco alimentare e lo spreco in generale. Questa è, in estrema sintesi, l’economia circolare.

Economia circolare, un sistema di produzione virtuoso e a basso impatto ambientale

Si parla sempre più spesso di green economy e di blue economy. Neologismi inglesi che pongono l’accento – nel mondo contemporaneo e per il mondo che verrà – sulla necessità di ottimizzare le risorse e le materie prime, di non sprecare, di riciclare, di avere un basso impatto sull’ambiente e un alto valore territoriale (e sociale) nell’intero ciclo produttivo. Di qualunque economia si parli.

Prima o poi l’energia fossile e anche le risorse impiegate attualmente per unità di produzione si ridurranno fino a sparire. E genereranno la crisi del modello economico lineare. La transizione verso il modello circolare, dunque, appare la sola logica in grado di far sopravvivere l’intero sistema economico mondiale nel prossimo futuro.

Infografica dell’economia circolare. Fonte Ellen MacArthur Foundation

La Ellen MacArthur Foundation, che collabora con aziende e mondo accademico per costruire un’economia rigenerativa, ha dato questa definizione di economia circolare: “È un nuovo modo di progettare, realizzare e utilizzare le cose entro i confini planetari”.

Questo è possibile, a livello planetario – appunto – appoggiando il nuovo modello economico su questi 5 pilastri:

  • Eco progettazione: l’economia circolare nasce da qui. Ovvero dal progettare gli oggetti pensando già al loro fine-vita. Questo permetterà, a suo tempo, un corretto smaltimento o una seconda vita
  • Modularità (e flessibilità): pensare prodotti in grado di adattarsi ai cambiamenti esterni
  • Energie rinnovabili: per un rapido abbandono della produttività basata su fonti fossili
  • Approccio ecosistemico: progettare e usare avendo sempre in mente il rapporto causa-effetto tra le diverse componenti
  • Recupero dei materiali: riciclo, inteso come produzione da materie prime “derivate”

Il vantaggio è innegabile e non riguarda solo la riduzione dello spreco e l’arte del riciclo: riguarda anche e soprattutto la graduale indipendenza dalle energie fossili che sono la base su cui si è sviluppata l’economia lineare degli ultimi 200 anni.

Economia  circolare, a che punto siamo?

La Commissione europea ha messo a punto un pacchetto sull’economia circolare nel giugno del 2014. “A quel tempo, nessuno Stato membro aveva elaborato una tabella di marcia nazionale” scrive Joe Iles su Circulate News, il portale di riferimento di settore. Un paio d’anni sono passati senza dati di fatto, fino al 2017, anno in cui la Finlandia ha presentato la sua road map legata alla circular economy. Nel 2018 è stata la volta della Francia e della Slovenia che hanno reso pubblica la propria strategia in materia, così come l’Italia e la Germania. Anche se quest’utlima – scrive Iles – ha dato una definizione di ciruclar economy che si avvicina di più ad un (mero) modello di efficienza delle risorse. Insomma, qualcosa si muove e lascia ben sperare.

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