Cooperative di produzione e lavoro: riprendersi l’azienda per rilanciarla sul mercato

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Se è vero che una opportunità può nascere da un momento di crisi è anche vero che una cooperativa di produzione e lavoro può sostenere realmente un’azienda in difficoltà e destinata al fallimento. Basta sapere esattamente come fare. La risposta potrebbe essere, in molti casi, la WBO.

WBO è un acronimo che sta per Workers Buyout e determina il processo di acquisizione della maggioranza o della totalità del capitale di un’impresa da parte dei suoi dipendenti. Sicuramente è un’azione che deve essere guidata da mani esperte e deve essere ben ponderata, basandosi su stime realistiche (e spesso al ribasso) almeno nella fase di startup.

La WBO, infatti, si realizza in tre fasi:

  • Startup: copertura finanziaria del processo di acquisizione, fiducia degli stakeholders (soprattutto fornitori e creditori)
  • Refill:  eventuali investimenti per il recupero del fatturato o azioni correttive in caso di un risultato di esercizio effettivamente inferiore a quanto stimato
  • Buy: acquisto di un ramo (o della totalià) dell’azienda da parte della cooperativa di lavoratori. Questo processo dura all’incirca 3 anni.

La WBO non è una novità nel panorama imprenditoriale internazionale. Era già una realtà negli anni Ottanta, sia in Europa che negli Stati Uniti e si prospettava come la migliore soluzione per garantire continuità ad un’azienda in difficoltà. Come? Attraverso l’istituzione di cooperative di produzione e lavoro, le quali si fanno carico di garantire ai soci, appunto, un lavoro stabile e remunerato in maniera equa.

Le società cooperative sono disciplinate dal Codice civile italiano (articoli 2511 e 2512) e sono caratterizzate da uno scopo mutualistico ovvero “dall’intento di fornire beni, servizi ed occasioni di lavoro direttamente ai membri dell’organizzazione a condizioni più vantaggiose di quelle che otterrebbero dal mercato”.

Cooperative di produzione e lavoro: una buona opportunità di impiego e di “impresa”

La possibilità di godere della redistribuzione della produzione tra i membri stessi, permette di considerare le società coopertive come una buona opportunità di lavoro, anche (ma ovviamente non solo) in termini di detassazione dell’utile che si coverte in maggiori somme di denaro ai soci lavoratori. Le cooperative di produzione e lavoro sono, infatti, a tutti gli effetti delle società di lavoratori (subordinati e/o autonomi) che si associano per fornire – appunto – lavoro ai loro stessi membri.

Secondo un brillante articolo del quotidiano finanziario Il Sole24Ore (21/11/2018) le aziende in crisi (locali, nazionali ma anche multinazionali) acquistate dai soci lavoratori anticipando liquidazioni e indennità di disoccupazione hanno registrato percentuali molto basse di fallimento (15% a dieci anni), contro il 70% di possibilità di fallimento delle startup pure. Naturalmente non è tutto e solo merito dei soci delle coop lavoro (comunque ben guidati ad organizzare un WBO). C’è di mezzo anche lo zampino dell’investitore istituzionale partecipato dal Ministero dello Sviluppo Economico: il Cfi, Cooperazione Finanza Impresa e di Coopfond, il fondo mutualistico Legacoop.

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