Gravidanza e lavoro come viene vissuta questa situazione in Italia?

gravidanza-e-lavoro-750x421

Lavorare in gravidanza, se si era precedentemente occupate, è una condizione del tutto normale, a patto di non avere una gestazione a rischio e di rispettare il buon senso e le norme che regolano l’impiego delle donne in dolce attesa. Che la maternità sia in calo, in Italia, è un dato di fatto, con una media di 1.32 figli per ciascuna donna fertile e una età media alla nascita del primo figlio pari a 31,1 anni (fonte Istat, 2017).

Lavorare in gravidanza: la situazione normativa in Italia

L’articolo 37 della Costituzione, la legge fondamentale dello Stato, sancisce la prima forma di tutela normativa sul tema: “Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”.

Inoltre, maternità e lavoro vengono disciplinati anche dal Testo Unico D.Lgs. 151/2001 che racchiude una serie di norme da applicare durante la gestazione e nei primi mesi di vita del bambino e riguarda la mamma naturale, adottiva o affidataria di un minore. In altre parole, la legge stabilisce:

  • l’astensione obbligatoria dal lavoro (chiamata congedo di maternità)
  • l’astensione facoltativa (chiamata congedo parentale)
  • i permessi retribuiti in gravidanza (per accertamenti clinici e diagnostici)
  • i congedi di paternità
  • i congedi per malattia del figlio.

Pur rimanendo la possibilità di continuare a lavorare, alla donna in gravidanza è fatto esplicito divieto di svolgere alcune mansioni che possano mettere a repentaglio la sua gestazione. Esiste un elenco tassativo di mansioni interdette alle lavoratrici in gravidanza (All. C del D.Lgs. 151/01), cui il datore di lavoro deve attenersi scrupolosamente. Questo elenco rientra nelle disposizioni in materia di Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Gravidanza a rischio: lavoro sì o no?

Si chiama maternità anticipata e viene applicata alle donne che presentano una gravidanza a rischio, attestata da un certificato medico. La richiesta viene fatta per via telematica all’INPS e consente di lasciare anticipatamente il posto di lavoro. Non è opportuno rimanere al lavoro se le mansioni svolte abitualmente sono tra quelle proibite e se non c’è la possibilità di essere trasferite ad altra mansione, così come non è opportuno continuare a lavorare se si presentano complicanze gestazionali come stress, ipertensione, diabete gestazionale e via discorrendo. La maternità anticipata può essere fruita dalle lavoratrici dipendenti (pubbliche e private) e dalle lavoratrici iscritte alla Gestione Separata INPS.

Congedo di maternità e assegno di maternità: prima e dopo il bebè

Il congedo di maternità è il periodo di astensione obbligatoria dal posto di lavoro e ha una durata di 5 mesi. La donna può fruirlo a partire dall’ottavo mese di gravidanza e fino ai primi tre mesi di vita del bambino. Non si tratta, però, di date perentorie: secondo un emendamento alla Manovra finanziaria, a partire dal 2019, la gestante potrebbe decidere di restare al lavoro fino al nono mese e usufruire del congedo di maternità obbligatorio dopo la nascita del bambino, per i successivi 5 mesi. La domanda per detto congendo va presentata all’INPS, per via telematica. L’importo corrisposto è pari a circa l’80% della retribuzione media globale giornaliera.

L’assegno di maternità invece si divide in assegno di stato e assegno comunale ed è un importo corrisposto alle lavoratrici atipiche e discontinue divenute mamme (anche adottive).

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome qui