I lavori più richiesti: lo strano caso dell’Italia

Se da una parte si parla molto di disoccupazione, cervelli in fuga all’estero e reddito di cittadinanza per gli inoccupati, dall’altra si palesa una contraddizione assai curiosa cioè la mancanza di manodopera qualificata. Lo scorso anno il rapporto Excelsior di Unioncamere e Anpal rivela che non sempre la domanda incontra l’offerta di lavoro.

È infatti previsto per questo anno un aumento delle assunzioni da parte dell’aziende del settore dell’industria e dell’imprese. Tuttavia il rapporto Excelsior evidenzia la difficoltà per le aziende a trovare figure qualificate da inserire nel proprio organico.

Si tratta soprattutto di tecnici in campo ingegneristico, operai specializzati nella lavorazione dei metalli (saldatori e fonditori), addetti a macchinari dell’industria tessile, ingegneri, operai di macchine automatiche e elettromeccanici come ad esempio installatori e manutentori di macchinari per impianti industriali e apparecchiature elettroniche e informatiche.

Il rapporto di Unioncamere e Anpal si concentra anche sulla previsione dei lavori più ricercati nei prossimi 5 anni in base alla futura crescita economica. Si stima che il 70% di questi dovrà essere altamente qualificato e per la restante parte una bassa specializzazione. È quindi facilmente prevedibile che le figure più ricercate dal 2018 al 2022 saranno quelli legati al campo digitale: analisti dei dati informatici, esperti della sicurezza informatica, analisti di mercato ed esperti nel campo dell’intelligenza artificiale. Tra le principali professioni troviamo ad esempio il Social Media Marketing Manager e il Big Data Analyst.

Grande richiesta ci sarà anche per specialisti di scienze della salute e della vita, come assistenti socio-assistenziali, medici, farmacisti, ricercatori farmaceutici, agronomi, infermieri e fisioterapisti.

La previsione riguarderà anche il campo della cultura e dell’educazione, quindi docenti, esperti di comunicazione e traduttori.

I passi in avanti della green economy negli ultimi anni ha portato alla maggiore richiesta di specialisti del settore. Lo studio prevede perciò la necessità di installatori di impianti green, esperti di marketing ambientale, chimici.

Il recente studio “New skills at work” condotto da JpMorgan e Bocconi rivela un’altra strana realtà, soprattutto italiana, definita “skill mismatch”. Riguarda la scelta dell’università e il reale sbocco lavorativo. Lo studio evidenzia 2 aspetti critici dei giovani italiani: la scarsa conoscenza dell’opportunità lavorativa con il percorso di studi intrapreso e la scelta dell’università basata solo sulle preferenze personali.

Per quanto brutale possa apparire la realtà, purtroppo il corso accademico dovrebbe essere scelto anche in base alle richieste di mercato. Nonostante l’Italia si collochi tra le nazioni europee con il più basso numero di laureati, queste risorse non si concentrano nelle specializzazioni più richieste come ingegneria, informatica ed economia e management, fatta eccezione per medicina.

La soluzione al problema dello Skill Mismatch e della mancanza di figure professionali in alcuni settori dovrebbe essere una maggiore informazione sulle prospettive a lungo temine dei giovani appena usciti dalle scuole superiori e soprattutto puntare su politiche attive del lavoro.

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