Reddito di cittadinanza: cos’è e come funziona

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Il Reddito di cittadinanza è il decreto contenuto nella legge di bilancio 2019, varato dal consiglio dei ministri del 17 gennaio.

L’articolo 1 del decreto prevede che il reddito di cittadinanza verrà istituito dal mese di aprile 2019 “quale misura unica di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale, a garanzia del diritto al lavoro, nonché a favorire il diritto all’informazione, all’istruzione, alla formazione, alla cultura attraverso politiche volte al sostegno economico e all’inserimento sociale dei soggetti a rischio di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro”.

È una misura che si allinea con altre disposizioni a livello europeo di reddito base e riguarderà le famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà (almeno 5 milione di persone secondo dati ISTAT del 2017).

Il reddito di cittadinanza, insieme al decreto Quota 100, rappresentano i due punti cardine della legge di Bilancio fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle. Già preannunciato negli scorsi mesi, ha visto non poche polemiche, soprattutto per gli ostacoli da affrontare per la sua realizzazione. Dopo vari dibattimenti è stato deciso di erogare il reddito tramite una card, perché considerato lo strumento più trasparente e facilmente controllabile.

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Sono però molti i parametri da rispettare per poter richiedere e ottenere tale reddito. Il modulo deve essere presentato tramite l’INPS, gli uffici postali o i CAF dal 6 marzo fino al 31 dello stesso mese; L’INPS stessa farà tutti i controlli del caso. Innanzitutto bisogna essere cittadini italiani, o di un paese UE o con un regolare permesso di soggiorno di lungo periodo (almeno 10 anni). L’ISEE familiare non deve superare i 9.360 euro annuali, il patrimonio immobiliare diverso dalla prima casa non deve superare i 30 mila euro, mentre quello finanziario non deve essere superiore ai 6 mila euro (20 mila in caso di familiare disabile). Per quanto riguarda le famiglie in affitto, l’ammontare del canone annuo non deve superare i 3.360 euro.

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Chi beneficerà della card, sarà impegnato quotidianamente nei corsi di formazione o impieghi di utilità collettiva e riceverà, in base alle proprie competenze e quelle acquisite, fino a 3 proposte di lavoro dai centri dell’impiego. Se l’interessato rifiuterà le proposte di lavoro, perderà il diritto al reddito di cittadinanza. Queste misure sono state pensate per contrastare l’uso scorretto del reddito messo a disposizione.

Inoltre, è stato fissato un limite massimo di soldi prelevabili dalla card mensilmente e non sono spendibili per giochi che prevedono vincite in denaro (per contrastare la ludopatia).

È di questi giorni la notizia delle assunzioni di 6 mila navigator, cioè personale aggiuntivo per i centri dell’impiego che avranno il compito di aiutare i beneficiari del reddito nella ricerca del lavoro. Inoltre le regioni, con i fondi stanziato dalla legge di bilancio, potranno assumere circa 4 mila addetti per gli uffici. Il decreto inoltre prevede delle agevolazioni per le aziende che assumono i beneficiari del reddito.

Il reddito ha però una scadenza: se superati i 18 mesi non si è trovato lavoro, è possibile rinnovarlo per altrettanti mesi solo se sussistono giuste ragioni. Qualsiasi violazione della legge (esempio dichiarazioni false) comporterà la reclusione da 2 a 6 anni e la restituzione del reddito usufruito.

Si stima che le domande per usufruire del decreto arriveranno per il 53% dal sud e isole e il 47% dal centro-nord.

Non resta quindi che attendere aprile per i dati più precisi delle domande pervenute ed eventuali criticità previste dall’enorme numero di richieste ipotizzate.

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