Disparità di genere: la situazione lavorativa in Italia

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La commissione Europea ha da poco pubblicato un report sul mondo del lavoro e una classifica sull’uguaglianza salariale di genere tra i vari paesi. Il risultato che esce fuori è preoccupante; già negli scorsi anni si era parlato del divario tra gli stipendi percepiti dagli uomini e dalle donne. Il dato che emerge però nel 2019 sorprende perché, anziché riscontrare un miglioramento, siamo di fronte ad una situazione per lo più stazionaria, almeno per quanto riguarda l’Italia.

La parità di genere nella politica, ma anche nei posti di lavoro è una caratteristica essenziale per le democrazie stabili e trasparenti. Questo perchè, oltre ad incoraggiare lo sviluppo economico, promuove sopratutto il benessere e l’inclusività in Europa sia per le donne che per gli uomini.

La partecipazione delle donne in Europa nei vari settori produttivi, come dimostrato da numerose ricerche, si stima essere del 16% in meno rispetto agli uomini. Negli ultimi anni la commissione europea ha lanciato varie campagne di inclusione  per abbassare il divario di genere. I singoli paesi si sono impegnati con molte iniziative, ad esempio la Germania ha introdotto incentivi per entrambi i genitori nel lavoro part-time e perciò prendersi cura dei figli più piccoli. In Italia abbiamo invece assistito negli ultimi anni ad un aumento delle richieste di lavoro a tempo ridotto da parte delle donne per dedicarsi alla famiglia, o al totale abbandono del posto lavorativo.

Le differenze riguardano anche il diverso impiego: in Europa la maggiore disparità di genere si riscontra nei ruoli più prestigiosi (i dirigenti uomini sono il 20% in più rispetto alle donne); la disparità si abbassa invece per i lavori meno qualificati. In Italia da qualche anno esiste la legge Golfo-Mosca che impone una quota pari a un quinto del genere meno rappresentato nei Cda delle aziende; nonostante ciò, le donne ai vertici sono ancora molto poche.

L’Italia in realtà si posiziona nella media come retribuzione salariale ma lo studio è stato condotto considerando vari parametri, tra cui il tasso di occupazione e quello femminile in Italia rappresenta il principale contributo alla disparità, facendola quindi retrocedere nella classifica generale.

Emerge perciò la necessità di iniziative atte a promuovere una maggiore inclusione di genere e un’adeguata retribuzione, al fine di migliorare il benessere e la coesione sociale.

Perchè come dice il report della Commissione Europea, l’uguaglianza di genere riguarda tutti.

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