Smart working, finalmente qualcosa si muove anche in Italia

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Lo smart working (o lavoro agile) è una modalità di lavoro subordinato in cui il dipendente non ha nessun obbligo di orari ma anzi, ha una maggiore flessibilità sull’organizzazione delle proprie attività lavorative volte al raggiungimento degli obiettivi prefissati, come indicato nel quadro normativo di riferimento (legge 81/2017).

Grazie a strumenti tecnologici come smartphone, tablet e computer la risorsa può lavorare tranquillamente da remoto e restare in contatto con i suoi responsabili. In poche parole, lo smart working non è altro che un’evoluzione del telelavoro con alcuni benefici che semplificano la vita del lavoratore stesso dandogli ampio spazio di manovra su quelli che sono i suoi tempi di vita e lavoro favorendo la sua produttività.

Come per molti modelli di business, lo smart working è l’ennesima innovazione importata dagli USA. Se in altri Stati questa modalità di lavoro è già una solida realtà, in Italia si potrebbe dire che siamo ancora alle prime armi, per ora questa formula si usa soprattutto nella PA, ma pian piano si sta espandendo anche nel privato.

Il lavoratore agile, come già detto in precedenza, per legge ha gli stessi diritti e doveri di un dipendente che si reca quotidianamente in ufficio.

Questa modalità ovviamente ha sia dei vantaggi che degli svantaggi: se da una parte c’è una enorme convenienza in fatto di risparmio ed aumento della produttività, dall’altra parte sul lato sicurezza ci sono maggiori rischi.

Con l’incredibile progresso avuto negli ultimi 20 anni nel campo della tecnologia era inevitabile che, anche nel mondo del lavoro, saremmo arrivati ad un livello di abilità e competenze che un tempo erano impensabili.

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